Torna all’atrio

IL DIARIO · 2026-01-10

L'Empatia come competenza non cognitiva

L'Empatia come competenza non cognitiva

Che cos’è davvero l’empatia? E perché a scuola è una competenza chiave? In questo articolo proveremo a rispondere a queste domande.
L’empatia non è “essere gentili”, né provare simpatia.
È la capacità di sintonizzarsi con l’altro: cogliere il suo stato emotivo, il suo punto di vista, il suo modo di stare nel mondo, senza confonderlo con il nostro.
Da bambini questa capacità è naturale: avete mai osservato che un bimbo piange se qualcuno piange o ride se qualcuno ride? Questo succede perché il bambino si sintonizza emotivamente e automaticamente con chi gli sta attorno.

Crescendo, impariamo a separarci… e spesso lo facciamo fin troppo bene, fino a perdere la connessione.
Eppure, in ogni contesto educativo, l’empatia è ciò che crea fiducia, apertura, collaborazione, disponibilità reciproca.
Senza empatia non c’è apprendimento profondo, perché non c’è relazione.
La Programmazione Neuro-Linguistica lo dice con chiarezza: si tratta di costruire rapporti autentici, in cui ci si sente visti, ascoltati, riconosciuti.
La buona notizia?
👉 L’empatia si può allenare, con pratiche semplici e intenzionali.


Dalla teoria alla pratica: un esercizio di empatia ispirato alla PNL.

Pratica: “Sintonizzarsi prima di parlare”

(6 minuti1 – a coppie)

Obiettivo Sviluppare consapevolezza dell’altro, ascolto profondo e regolazione relazionale.

Fase 1 – Osservazione silenziosa (1 minuto)

Invita gli studenti a osservare una persona davanti a sé (o il compagno di banco), senza parlare.

Chiedi di notare:

  • postura (chiusa/aperta, rilassata/tesa)
  • ritmo del respiro (veloce/lento)
  • espressione del volto

👉 Non si interpreta. Si osserva.

Fase 2 – Rispecchiamento leggero (1 minuto)

Ora, in modo naturale e non immediato, ciascuno:

  • adotta una postura simile, non identica
  • rallenta o accelera leggermente il proprio ritmo per avvicinarsi a quello dell’altro

In questa fase è importante spiegare chiaramente che non stiamo imitando. Stiamo cercando una "frequenza" comune. Per metterci nei "panni dell'altro", iniziamo dal passaggio più semplice, quello fisico, perché è il più immediato e accessibile a tutti. Questo trova la sua giustificazione nel fatto che mente e corpo non sono separati e spesso il corpo assume una postura influenzata dal come ci si sente da un punto di vista emozionale. Ciascuno di noi avrà potuto sperimentare di riuscire a percepire lo stato emotivo di una persona semplicemente guardandola, proprio perché il corpo tende a riflettere all'esterno come ci si sente dentro.

Fase 3 – Ascolto empatico (2 minuti)

A turno, uno parla per un minuto su un tema neutro (es. “com’è andata la mattina”), l’altro ascolta senza interrompere.

L’ascoltatore:

  • mantiene la postura sintonizzata
  • non dà consigli
  • non giudica
  • non anticipa
  • Solo presenza.

Fase 4 – Riflessione metacognitiva (2 minuti)

Gli studenti possono riflettere sull'esperienza per esempio rispondendo a domande guida (orali o scritte):

  • Com’è cambiato il mio modo di ascoltare?
  • Mi sono sentito più vicino o più distante dall’altro?
  • È stato facile o difficile “stare” senza intervenire?

Cosa sviluppo con l'esercizio?

L'esercizio proposto lavora su tre livelli fondamentali delle competenze socio-emotive:

  • consapevolezza di sé (postura, respiro, attenzione);
  • consapevolezza dell’altro;
  • regolazione della relazione

E soprattutto insegna che l’empatia non è un’emozione spontanea da aspettare,ma un atteggiamento da scegliere.

Note e riferimenti

  1. ↩

i tempi suggeriti sono indicativi e vanno sempre adattati al proprio contesto classe. Le fasi possono anche essere allenate singolarmente con tempi più lunghi, al fine di permettere agli studenti di familiarizzare con ciascuna di esse e riuscire a replicarla in maniera intenzionale e in tempi rapidi nel corso di un esercizio completo come quello proposto in questo articolo.

Anteprima del libro